e poi di cosa mi dovrei pentire? Di giocare con la vita, di prenderla per la coda? Tanto un giorno dovrà finire…

Quel pomeriggio del 7 agosto 1990 minacciava pioggia, una ragazza bella e sfrontata con un ombrellino rosa in mano correva dalla fermata della metropolitana al suo ufficio, aveva fatto un po’ tardi, doveva completare in quell’ultimo giorno di lavoro prima delle ferie delle pratiche di inserimento dati.

viapomacopertinaHa altri pensieri, Simonetta, le vacanze da organizzare, questioni amorose da risolvere e poi questo lavoro quanto è monotono per una ragazza così brillante e comunicativa, che dietro a un terminale sola soletta inserisce numeri, quasi fosse un’automa senza un’anima.

“…È eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato”. L’anima di Simonetta invece vibra di passione e di poesia, nel suo diario ha appena annotato le parole della canzone di Lucio Dalla “Siamo Dei”, si sente in gabbia in un amore che non la mette al centro del mondo, un mondo tutto intorno che sembra non accorgersi dei suoi pensieri e delle sue qualità.

Arriva in ufficio, Simonetta, si acquieta dopo la corsa che nessuno sembra aver visto dalla fermata della metropolitana all’ufficio, nello stabile di Via Poma numero 2, accende il terminale, inizia il suo lavoro.

Cosa accade dopo è avvolto dal mistero, è un buco nero di violenza inaudita, che massacra questa ragazza piena di vita. È un mostro che la uccide con fendenti scagliati con una forza che sorprenderà anche il medico legale, il tutto con un’arma improvvisata, trovata in ufficio per caso, colpi che la dissanguano. Un mostro che poi ripulisce tutto il pavimento e il corpo della ragazza, la ricompone quasi delicatamente dopo tanta violenza, che si prende le chiavi dell’ufficio e che chiude la porta a doppia mandata e va via, sparendo nella calura silenziosa di un quartiere in ferie d’agosto.

Il libro – inchiesta di Igor Patruno : “Via Poma – la ragazza con l’ombrellino rosa” ripercorre questa vicenda che tanto ha fatto parlare per la brutalità sicuramente, ma anche per quel senso di sgomento che avvolge sempre l’opinione pubblica quando a morire è una ragazza “normale”, “una di noi” dicono le persone che la amavano al suo funerale.

Patruno con sapienza e pazienza raccoglie i mille rivoli di un’inchiesta nata male e finita in una palude di strade senza uscite giudiziarie.

Corrado Augias, nelle settimane successive griderà quasi dagli studi della Rai che quell’inchiesta non stava nascendo sotto i migliori auspici, troppo concentrata intorno alla vita della ragazza, quasi che occorresse trovare un motivo e non un assassino feroce.

Lo stile di Igor Patruno è colto, elegante, mai banale. Un libro che è anche uno spaccato della Roma e dell’Italia di quegli anni, analizza i personaggi che compaiono (e scompaiono) dalla scena, a cominciare dal portiere Pietrino Vanacore, additato come mostro pochi giorni dopo l’omicidio, passando per i colleghi e datori di lavoro di Simonetta fino a Raniero Busco, fidanzato della vittima e unico imputato dell’omicidio fino all’assoluzione di pochi mesi fa.

Ma quello che più colpisce, scorrendo le pagine, è “la ragazza Simonetta”, quello che pensava, la sua personalità, in un racconto delicato che accarezza la sua memoria, ce la restituiscono viva ben oltre quella foto sfrontata in costume da bagno che è entrata nell’immaginario collettivo del paese.

Una ragazza citando proprio il libro di Patruno che “era animata da una sicurezza spavalda, convinta di esser immune dallo scorrere del tempo”, quello scorrere del tempo che qualcuno quel pomeriggio ha deciso di fermarle addosso, con 29 colpi tirati senza pietà sui suoi pochi anni.

L’incontro con l’autore, in un afoso e annuvolato pomeriggio d’estate, così simile a quel pomeriggio maledetto di 23 anni fa diventa necessario, per comprendere come si arriva ad un lavoro cosi dettagliato. Ho la fortuna di avere l’ausilio prezioso della Dr.ssa Alessandra Cavalluzzo che ha seguito, seppur giovanissima, il processo in corte d’assise quando era solo una studentessa e conosce molto bene il caso. Con Lei cerchiamo di capire cosa Patruno ha cercato e trovato, come gli è entrata dentro una storia così dura. Igor ci accoglie con un sorriso disarmante, il caffè al bar si colora di una simpatia che contagia, affascina l’approccio colto alle vicende della politica italiana, la sua analisi che condividiamo, si parla di tante cose, ma poi la sorte di Simonetta riprende tutto il nostro spazio

 

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Igor Patruno

“Prima di cominciare ci tengo a dire che con questo libro ho voluto portare la mia attenzione su Simonetta Cesaroni da viva” esordisce Igor “discostandomi da quell’idea morbosa in cui si era trasformato l’omicidio di una ragazza così brutale. Si era trasformato in un giallo misterioso, facendolo divenire  “la storia di una ragazza di periferia che muore nel palazzo dei ricchi” dimenticando quella vita spezzata”.

Gli inquirenti, il Pm, secondo te hanno vagliato delle ipotesi, o piste da seguire e su cui muovere le indagini, o hanno indagato senza una vera meta? Perché ciò che appare è che vi sia stata una grande confusione, e tanti errori giudiziari.

“Quello che posso dire è che il Pubblico Ministero aveva subito intuito che il portiere, Vanacore, avesse un ruolo preponderante nella vicenda, ossia fosse subentrato sulla scena per ripulirla, quindi alterarla. L’errore che è stato fatto qui, se di errore si può parlare, è di aver bloccato le indagini concentrandosi solo su Vanacore. Certo dopo il suo rilascio le indagini sono riprese, ma ormai era già passato tanto tempo. Un’altra vicenda, che non sono riuscito a spiegarmi, è che non si è mai posta l’attenzione su chi abitava nel comprensorio di Via Poma e chi era presente quel giorno del 7 agosto 1990 nel comprensorio. Alcuni inquilini furono sentiti dopo un mese. Alla fine non hanno mai accertato chi frequentava quell’ufficio, né chi fosse presente nello stabile”.

 

Hanno verificato la pista della “chat”, allora videotel?

“Il ragazzo che aveva riferito del videotel, ossia di una possibile chat su cui Simonetta era iscritta, era stato considerato un soggetto non affidabile. Adesso la pista possibile di una chat sarebbe la prima ad esser presa in considerazione, ma teniamo conto che nel 1991 erano sistemi di nessun conto”

L’interrogazione Parlamentare, effettuata dall’ex senatore Mario Boso, ha mai avuto risposta o dato seguito ad ulteriori accertamenti?

“Le informazioni contenute nell’interrogazione, che riguardavano Roland Voller, non potevano far avvalorare nessuna ipotesi in quanto non vi erano elementi di conferma. In realtà le informazioni su Voller, contenute nell’interrogazione, già erano uscite in un esposto anonimo il 10 maggio del 1995.

Quello che è sicuramente certo è che il Voller era un informatore della polizia, ma dei suoi legami con i servizi segreti o altro non risulta da nessuna parte. Né si può dire, come si diceva in quegli anni, che l’ufficio dell’AIAG  era la base operativa dei servizi segreti. Sull’appartamento si sa solo che il proprietario era un ex pilota dell’aeronautica, troppo poco direi per pensare ad una Spy-Story.”

Quanto tempo hai impiegato per scrivere questo libro e ad oggi ti sei fatto un’idea di cosa può essere successo?

“Tra la raccolta delle varie informazioni ho impiegato ben due anni per scriverlo. Un’idea, mah… quello che posso dire come mia ipotesi, che molto probabilmente sarà stato un ragazzo giovane, un po’ “spostato”, che frequentava il palazzo, sapeva muoversi lì dentro, come abitante o frequentatore abituale, che dopo il tragico evento, è stato aiutato da qualcun altro. Questo perché l’unica cosa certa è che la scena è stata alterata”.

 

Igor, cercando su internet, abbiamo notato con piacere che anche Carlo Lucarelli ha presentato il tuo libro.

“Si esattamente e ne sono stato veramente lusingato. Carlo è stato veramente unico nella sua presentazione, rimanendo stretto al significato del libro, al suo vero contenuto. Lui è sempre stato affascinato da questo caso, come molti dopotutto, solo che  a differenza degli altri lui non lo ha mai affrontato nella sua trasmissione perché riteneva di non avere elementi sufficienti e sicuri. In fondo, mi ha sempre detto, si parla sempre di una persona a cui è stata tolta la vita in modo brutale, una persona che comunque aveva una sua vita privata, una vita che deve sempre essere rispettata”.

Avrai letto che la sua trasmissione è stata sospesa dalla Rai…

“E’ incredibile, voglio cogliere l’occasione di questa intervista per esprimere la mia solidarietà a Carlo, che è un caro amico, un grande professionista, con un approccio ai fatti delittuosi così garbato ed elegante da esser una mosca bianca nel panorama televisivo un po’ troppo urlato e alla ricerca dello scoop a tutti i costi.”

Siamo d’accordo anche noi. Carlo Lucarelli può essere considerato uno dei pochi che ha sempre trattato casi di cronaca in modo accurato, limpido, basandosi solo su elementi certi e pervenuti, creando uno stile unico e ricco di imitazioni posticce. Insomma… il più bravo.

Igor scappa al suo lavoro, e noi ora che abbiamo letto il libro e parlato con l’autore, rimaniamo un po’ in silenzio, ci è rimasta impressa negli occhi quell’immagine, quello sguardo severo e sicuro di Simonetta, di quella foto che campeggiava su tutti i giornali, quando era in spiaggia, con un costume bianco e tanta voglia di vivere. L’assassino della “ragazza con l’ombrellino rosa” è ancora libero. L’unico processato per questo delitto, con un castello accusatorio che non stava in piedi neanche in un giallo di terzo ordine, è stato assolto. E la domanda rimane irrisolta:

Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?

Intervista di Mauro Valentini per Retrospettive

( Grazie alla Dr.ssa Alessandra Cavalluzzo )

retrospettive

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