Di questo libro mi ha sorpresa, prima di tutto, il libro in sé. “Tre romanzetti borghesi”, infatti, fa parte di una collana denominata Narramerica, nata dalla collaborazione tra le Edizioni Fahrenheit 451 e l’IILA, Istituto Italo-Latino Americano, un organismo internazionale intergovernativo che, come leggo nella prefazione di Sylvia Irrazábal, “si vuole porre come protagonista di quella diplomazia culturale volta a far conoscere e valorizzare il vasto e ricco patrimonio culturale latinoamericano, in particolare per quanto attiene alla sua produzione letteraria…“. Proprio alla luce di questo obiettivo, il libro dell’ottimo scrittore cileno José Donoso è stato pubblicato in versione esaustiva e completa: il testo originale spagnolo è affiancato dalla relativa traduzione in lingua italiana. Un lavoro notevole e prezioso, soprattutto per chi volesse addentrarsi nell’opera di Donoso in maniera più puntuale pur mantenendo la libertà di appoggiarsi alla traduzione in italiano a cura di Teresa Cirillo Sirri.

I “Tre romanzetti borghesi” sono “Chatanooga Choochoo”, “Atomo verde numero cinque” e “Gaspard de la nuit”. Nonostante si tratti di tre storie diverse, Donoso è riuscito a mantenere una sorta di unione concettuale di fondo che il titolo stesso, “Tre romanzetti borghesi”, riesce a sintetizzare alla perfezione. La borghesia, infatti, è il luogo umano e letterario nel quale lo scrittore si addentra e ci vuole condurre. La borghesia protagonista di ognuno dei tre romanzetti è quella formata da persone benestanti che vivono nella Barcellona dei primi anni ’70. Il loro mondo è apparentemente privo di preoccupazioni o di problemi rilevanti, eppure qualcosa, nonostante un certo agio e una superficiale soddisfazione, sembra inevitabilmente disgregarsi. Una realtà che porta con sé una serie di risvolti irrazionali ed inquietanti. La totale naturalezza con la quale Donoso trasforma le consuetudini borghesi in eventi grotteschi, l’eleganza con la quale converte il dramma in farsa rende la lettura di questo libro particolarmente divertente e di grande fascino. Ogni storia, infatti, si tramuta, attraverso una sorta di alterazione spontanea, in qualcosa di surreale e, quindi, di magico. Il lettore assiste inerme alle irrazionali trasfigurazioni dei personaggi e delle storie non potendo far altro che lasciarsi assorbire dalla disarmante disinvoltura con cui l’autore risolve ogni situazione.

In “Chatanooga Choochoo” ci troviamo alle prese con un tema che potrei definire “classico”: il rapporto extra coniugale. Anselmo, un uomo in apparenza felicemente sposato, si lascia sedurre dalla bella moglie di un suo amico, la modella Sylvia. Una donna che, ai suoi occhi, non è altro che una bambola. Egli si bea di poter smontare e rimontare Sylvia a suo piacimento, in una sorta di atmosfera onirica e sofisticata, l’uomo le dà persino il volto che meglio crede ma, al termine del rapporto, si rende conto che Sylvia ha cancellato i suoi genitali. Anselmo si ritrova senza sesso e non sa come porvi rimedio e, soprattutto, si sforza di trovare il modo per non far capire nulla a sua moglie Magdalena.
Al centro della vicenda di “Atomo verde numero cinque” c’è, ancora una volta, una coppia di coniugi abbienti. Si sono trasferiti nella casa che loro ritengono quella definitiva. Roberto è un dentista con la passione per la pittura ed “Atomo verde numero cinque” è proprio il titolo di uno dei quadri astratti che ha dipinto. Marta, sua moglie, si è fatta regalare quel quadro e vorrebbe appenderlo nell’ingresso del nuovo appartamento. Purtroppo però “Atomo verde numero cinque” viene rubato, sotto gli occhi di Roberto, da un misterioso sconosciuto che, un bel giorno, si presenta alla porta. Dalla casa dei due coniugi iniziano, lentamente, a sparire oggetti di vario tipo senza che nessuno dei due sia capace di fare nulla. Una situazione così assurda che sfocerà in un’esplosione di violenza e brutalità durante la quale Marta e Roberta sembrano tramutarsi in belve.
L’ultimo romanzetto, “Gaspard de la nuit“, porta il titolo di un’opera di Ravel. Quella che il giovane Mauricio fischia molto spesso. Il ragazzo, figlio della modella Sylvia (la stessa del primo romanzo), raggiunge sua madre per trascorrere con lei la stagione estiva. Il problema è che Sylvia non ha la minima idea di come si debba comportare una madre. D’altro canto Mauricio è sempre stato col padre a Madrid e lei si trova di fronte ad un giovane che non sembra avere alcuna ambizione né alcuna passione. Lei vorrebbe che suo figlio curasse un po’ di più il suo aspetto, il suo look, che avesse una cotta per una ragazza o che desiderasse almeno una moto che sarebbe ben lieta di comprargli. Ma no, Mauricio non vuole nulla e non si lascia sfiorare da nulla. E’ come se vivesse in un’altra dimensione, piatta e scolorita. In realtà il giovane è alla ricerca di un’identità tutta sua che non è quella che gli altri cercano ad ogni costo di cucirgli addosso da quando è nato.

Donoso descrive ma, allo stesso tempo, denuncia e dissacra. La bella gente che mette al centro della scena è attenta all’estetica, allo stile, alla moda. Si esprime in maniera forbita, ha professioni prestigiose e cerca di apparire colta e brillante. Una sfera perfetta che, a ben guardare però, mostra diverse incrinature. Ed è in queste incrinature, costituite da ipocrisie, distorsioni, inettitudine, che Donoso affonda la sua penna e il suo occhio pungente. La borghesia che lui dipinge, infatti, è fondamentalmente guasta, ammorbata da convenzioni e parvenze e, proprio per questo, ingannata e falsata dagli stessi artifici che pone in atto per essere ciò che è.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

José Donoso è nato il Cile nel 1924. Ha studiato presso l’Università del Cile e poi, grazie ad una borsa di studio, ha potuto frequentare i corsi di filologia inglese a Princeton. Le sue prime esperienze come scrittore sono legate ad un paio di racconti pubblicati nei primi anni ’50. Il suo primo romanzo, “Coronación”, risale al 1957. Tra il 1967 e il 1981 ha vissuto in Spagna per poi tornare nel suo Paese d’origine. Viene abitualmente considerato uno dei membri della cosiddetta “Generación de los 50” cilena il cui obiettivo fondamentale era quello di denunciare, attraverso l’uso della letteratura, il declino della società. Il suo romanzo più acclamato e famoso si intitola “L’osceno uccello della notte” ed è apparso nel 1970. Donoso ha lavorato spesso anche come giornalista diventando un punto di riferimento per scrittori di grande fama come Vargas Llosa, García Márquez e Fuentes. José Donoso è morto nella sua città natale, Santiago del Cile, nel 1996. I libri pubblicati in Italia sono “Casa di campagna” (2009), “Lucertola senza coda” (2012), entrambi per i tipi di Cavallo di Ferro, e “Tre romanzetti borghesi” (2012) pubblicato da Edizioni Fahrenheit 451.

José Donoso, “Tre romanzetti borghesi“, Edizioni Fahrenheit 451, Roma, 2012. Prefazione di Sylvia Irrazábal. Traduzione e postfazione di Teresa Cirillo Sirri. Titolo originale: “Tre novelitas burguesas” (1973).

Pagine Internet su José Donoso Wikipedia / Lankelot

(monnalisa, ottobre 2012)

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