Come si potrebbe ora margheritualizzarla una conga, una samba, un merengue, una salsa? Nazimhikmettando? Cantando per esempio:
Cuba! Que linda es Cuba! 
Quien la defiende la quiere màs

E noi la difendiamo. Da mezzo secolo e più ormai. Y con Fidel, sí! Con el hombre-simbolo de todas las causas latino-amerindias…

Certo in questo ier-oggi burleskeoniano (così lo burleskonano almeno in Francia) c’è una parte destriera (e malcavalsinistriera) che si lascia avviluppare in un silenzuolo a proposito della rivo-evoluzione cubana.

Come se all’inizio di questo demisiécle non fosse cambiato e profondissima(mente) (con mente profondissima) più di metà del mondo (studiare le “carte”).

La così male-detta “più grande de-mocrazia di questo mondo” che è già più piccolo nonostante i suoi Bush-sogni imperiali (alla Giulio Cesare) fa le guerre da sola e quindi non è una democrazia (il potere dei popoli non è certo bellico, no?). A Cuba (basta andarci per sentire) si canta ballando al di sopra della foresta, ben oltre il Malecón. Andate sulla spiaggia di Varadero, a Trinidad, a Cienfuegos o a Santiago… Ci si balla come a Rio, o forse di pi il. Quindi, caro Nazim, sì! Balliamo la conga con Fidel.

È solo inciampato ma sta sempre in piedi poveri tristi floridiam! Una volta Fidel (lo aveva già scritto-stampato sul Granma) ha detto che il popolo cubano deve essere rivoluzionario. Mi permisi di contraddirlo: il popolo non deve essere rivoluzionario. Non è un dovere. La rivoluzione. È un sapere già cerobroluzionario…! Mi rispose che sì, avrebbe dovuto correggere la frase sul “dovere rivoluzionario”. Ripeté che José Marti non avrebbe mai parlato di un “dovere” rivoluzionario. E Fidel mi abbracciò.

Da Bolivar a O’Higgins l’indipendenza latin-americana è già movimentanea. Sono i sub-continenti che si muovono… Già da più di mezzo secolo! Siamo all’Ultimo round, vero Julio Cortàzar?

Al comienzo della rivoluzione cubana Fidel, che era ancora un timido parlatore (eh, sí!), tormentando i microfoni domandava di continuo a Camilo Cienfuegos: “Voy bien, Camilo?“.

Y Camilo contestava que sí: vas bien Fidel! Però tutti i microfoni erano aperti e almeno un milione (o più) di cubani nella immensa Plaza de la revolucion sentivano tutto: “Voy bien, Camilo?” fino a quando il popolo cubano tutto, non potendone più di quella continua ansiosa interrogazione rispose in coro unanime che sì! Cuba va bien, Fidel! Come adesso. Ancora sì! E chi la difende l’ama.

di Gianni Toti

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