Andrea Inglese è nato a Torino ma si è formato a Milano.

Antilirico senza fanatismi, e dunque con palesi eccezioni, Inglese – che partecipa con le armi dello scrittore e del teorico, e con gli esiti forse più limpidamente narrativi, alle vicende della «prosa in prosa» – usa versi medio-lunghi e prosastici, che rimandano al magistero dei più «lombardi» fra i neoavanguardisti (Porta, Pagliarani), ma non privi di echi montaliani e persino fortiniani.

Dell’accennata commistione fra politica e biografia, in questo caso straniata e cordiale assieme, antiretorica quando non umoristica, ma fortemente ottimista, in fondo, sulla possibilità della poesia di far da cuneo, di perturbare il consueto rapporto fra soggetto – individuale e storico – e mondo, testimonia bene tutto l’arco della sua opera: prima e dopo i suoi due libri principali – Inventari (2001) e La distrazione (2008; vi confluisce, fra l’altro, gran parte del materiale contenuto in Bilico, del 2004, e in Quello che si vede, del 2006) – anche il poco studiato poemetto Sortilegio (pubblicato nel 1998) e la recente serie inedita delle Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato. Nel carteggio in versi, tragicomicamente unilaterale, il destinatario, da opaco e inefficace istituto neo welfaristico, prende progressivamente corpo di donna, amata e rifiutante. L’erotizzazione ossessiva del minimo status lavorativo da parte di una «generazione ampia» di precari trova in questi notevolissimi testi e uno stralunato epos e un’ipotesi di rovesciamento. 

Andrea Inglese, nato nel 1967, vive attualmente a Parigi. Ha pubblicato il saggio L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003); in poesia, la silloge Prove d’inconsistenza (con una nota di G. Majorino) nel Sesto Quaderno italiano (a cura di F. Buffoni, Marcos y Marcos, 1998), i libri Inventari (con una «lettera» di Biagio Cepollaro, Zona, 2001), Bilico (d’if, 2004), L’indomestico (ebook, Biagio Cepollaro E-dizioni, 2005), Quello che si vede (Arcipelago, 2006), La distrazione (Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009); le prose di Prati (La Camera Verde, 2007; poi in Prosa in prosa, Le Lettere, 2009); il libro misto di prose e poesie. Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001 (La Camera Verde, 2011). In Francia, è stato pubblicato Colonne d’aveugles, in edizione bilingue con traduzione di Pascal Leclercq (Le Clou Dans Le Fer, 2007). È antologizzato in Poesie dell’inizio del mondo. Premio Antonio Delfini 2001-2003 (luca sossella, 2003), Parola Plurale (Luca Sossella, 2005), Il presente della poesia (LietoColle, 2006) e Samiszdat (Castelvecchi, 2005), nonché nel numero 135/2005 di «Nuova corrente» curato da P. Zublena e G. Alfano.

Ha curato e tradotto dal francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009), Virginie Poitrasson, Siamo dispositivi (La Camera Verde, 2009), Stéphane Bouquet, Dizionario di quest’uomo (La Camera Verde, 2009) e Pascal Leclercq, Animali neri (La Camera Verde, 2009).

Tra i fondatori di Nazione Indiana, è stato curatore di Per una critica futura, rivista pubblicata su cepollaro.it. È redattore di alfabeta2 e responsabile di alfabeta2.it.

Ateismo per tutti

Io dico che dio non esiste.

E sembra che così dica una gran cosa.

Ma se apro la porta, e guardo in alto

o in basso, non cambia nulla,

neppure nella fessura sotto la porta,

ci passo un coltello: polvere. Dio non è lì,

non sanguina, non lo ferisco.

Fuori è peggio. Il cielo è bellissimo.

Le poche nuvole non ostacolano la vista.

Non c’è. Da quando ho tre anni

guardo in cielo. Mai visto, neppure

nei giorni d’eclissi. 

Dall’antologia “Poeti degli anni  Zero“, a cura di Vincenzo Ostuni

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