Darío Jaramillo è un poeta invitante in qualsiasi lingua egli venga tradotto, perché il suo linguaggio ritmico, talvolta incalzante, comunica al di là delle parole. Anche se il disincanto è la lezione che, suo malgrado, ha dovuto per forza accettare: “Nessun profumo rimane in questa brezza”, la forza dirompente del suo sentimento, la passione che in lui diventa energia creativa indomabile e incontenibile gli danno la spinta vitale che lo conduce sui sentieri della poesia. (tratto dall’introduzione di Martha Canfield a Dell’amore dell’oblio)

So che l’amore 

non esiste 

e so anche 

che ti amo. 

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Dentro il mio cuore l’incubo e l’inferno, 

lì la breve gioia e la speranza. 

Dentro il mio cuore allucinato, insetto della notte, 

l’ebbrezza dell’istante, 

la rivelazione e la purezza, 

la sconfitta nell’interno più rosso di me stesso, 

lo stupore e l’entusiasmo nel mio silenzioso cuore. 

Nell’oscura chiarità, nella vertigine, 

tutto il mio terrore, tutta la mia pena, 

tutto il disprezzo integro e l’amore, 

la sbronza e la follia. 

Nessuna fede nel mio cuore in ansia. 

Ahi, il mio delirante cuore, 

ahi, il mio cuore senza requie 


Darío Jaramillo Agudelo, nasce nel 1947 a Rosa de Oso, paese della provincia colombiana di Antioquia. Poco più che ventenne entra a far parte del gruppo letterario “Generación sin nombre”, collabora con la rivista “Eco” ed entra nella redazione di “Golpe de dados”, fondata e diretta da Mario Rivero. Da diversi anni è direttore della Biblioteca Luis Ángel Arango, a Bogotà.

Tra le raccolte poetiche pubblicate, ricordiamo: Historias, Poemas de amor, Del ojo a la lengua (illustrato con dieci incisioni di Juan Antonio Roda), Cantar por cantar, Gatos e Cuadernos de música.

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