Ecce Bombo ai tempi di Facebook (disegno di Fulvio Ichestre)

Recensione di Sguardi. Vi ho già tutti incartati una volta, di Fulvio Ichestre, pubblicata da Gianni de Felice su Facebook domenica 20 novembre 2011 

 Su Facebook –  questa è la bellezza –  se ne incontrano di tutti e di tutte. Con qualcuno o qualcuna ti ritrovi più spesso a commentare, sfotticchiare, discutere, accapigliarti e allora comincia un’amicizia: virtuale ma sempre amicizia. Quei nomi, quasi sempre corredati di foto, talvolta vecchie di decenni, ti diventano familiari. Un giorno, di fronte a un fatto o una notizia, ti scopri a pensare: “Toh, chissà ora cosa dice Tizio de’ Semproni”. E non di rado Tizio scrive davvero quello che tu pensavi che avrebbe scritto. Segno che ormai lo conosci: dunque è amico o amica, a prescindere dalle idee che son libere.

Accade che uno di questi nome-cognome-foto  mi scriva in messaggio privato, dandomi del lei: “Dove posso inviarle un libro, mi manda il suo indirizzo?” E’ una persona che non conosco ma che stimo, perché i suoi interventi mi sembrano lucidi, coerenti, onesti. Spesso ci commentiamo reciprocamente e raramente siamo d’accordo. Siamo diversi e lontani, per residenza, storia personale, studi, attività, ambienti e soprattutto orientamento politico. Anche se non militante impegnato, sono un liberale e non ho grande opinione della Sinistra dogmatica, rigida, disposta a credere più in quello che legge, che in quello che vede. Lui è un comunista vero, profondo, di radice antica e forte, di approccio convinto ma non rabbioso. Lo direi un moderato, il suo impegno politico mi appare quasi romantico come una sorta di boheme sotto falce e martello. Lo vivo, senza conoscerlo, come un Erri De Luca o un Guido Rossa: uno di quei vecchi comunisti che per una vita pensano alla gente, non alla carriera.

La moderazione, che include il rispetto per le opinioni degli altri,  è il primo dei tre punti che invece ci uniscono. Il secondo è la passione per il mare, per la vela, per la natura sublime e selvaggia di certe coste a strapiombo roccioso, come quelle delle calanche di Cassis o delle Cinque Terre. Il terzo  è l’amicizia – reale per lui, virtuale per me – con una signora di FB, bella, intelligente, polemica, informata e naturalmente di sinistra anch’ella. Che fossero in contatto l’avevo capito il giorno in cui avevo trovato nel profilo di lei certi disegni – molto belli – di lui. Ma tante altre cose le ho capite dopo, quando mi è arrivato il libro e ho constatato – con felice e grata sorpresa . che non era il temuto saggio sulla dottrina di Marx applicata a Franceschini, le solite trecento pagine di carta impalpabile, fittamente stampate in corpo 5 con note a margine e bibliografia in fondo. Insomma una di quelle insopportabili pizze, che solitamente gli impegnati dell’ideologia rossa infliggono agli amici. E che ti fanno maledire il giorno in cui hai imparato a leggere.

Macché, macché… gongolavo con me stesso, mentre cominciavo a sfogliarlo con sempre più avida curiosità. Tutta un’altra cosa. Tutta un’altra festa di umanità, sensibilità, maturità artistica, espressività di ritratti e schizzi, buon gusto grafico, carta matta di spessore giusto. Scoprivo rassicurato che non è un romanzo, una cronaca, una monografia dottrinaria. Ma un’originale e geniale raccolta di appunti – annotati con brevi testi e bellissimi ritratti – di cinquant’anni di comunismo italiano e dei suoi personaggi grandi, medi, piccoli, piccolissimi, incontrati e direi vissuti dall’autore. Il quale si conferma, a chi sfoglia ammirato le pagine, un pittore che oltre il pennello sa tener bene in mano anche matita e penna.

“Sguardi”, questo è il titolo del libro. Lo segue. come sottotitolo, un allegro avvertimento: “Vi ho già incartati tutti”. Lo ha pubblicato la editrice Ponte Sisto, che sta al numero 109 di via Monserrato, una delle più suggestive stradine della Roma cinquecentesca, tra piazza Farnese e corso Vittorio Emanuele. L’ho letto saltando da un ritratto all’altro, dove c’era un volto attraente o solo conosciuto, dove il disegno aveva un punto di vista non banale (la tavolata vista dall’alto, l’oratore ritratto dalla nuca, la viaggiatrice sfinita in treno) e mi son soffermato sull’autoritratto in acrilico dell’autore (pag. 240) per via di una didascalia che rivela l’acutezza del personaggio e la sua istintiva insofferenza al conformismo: “Mi prende il dubbio che quelle di ieri fossero idee nuove e che vecchie siano queste di oggi”. Ci ritrovo lo spirito di certi altri grandi del comunismo-my-way.

Beh, questo libro, che ha tutto il fascino delle cose vere e semplici – il ritratto, lo schizzo, l’appuntino, il mondo della militanza – è stato il primo dono di Natale di quest’anno e resterà certamente uno dei più graditi. Perché mi ha completato l’immagine un po’ ruvida, la personalità forte e tenace, lo spirito profondamente fedele e onesto, di una persona che non ho mai incontrato ma che ora “conosco”. Facebook mi ha regalato un amico, che ringrazio e abbraccio per il libro e per la bellissima dedica. E che si chiama Fulvio Ichestre.

di Gianni de Felice

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